Morte di una primadonna slovena

Brina Svit

Zandonai Editore

Nuovo

Prezzo: 5,99 €

All’apice della sua carriera artistica, la cantante lirica Lea Kralj concorre al titolo di “Slovena dell’anno”, indetto da una rivista glamour: chiamato a pronunciarsi sulla sua candidatura è un giovane giornalista francese, omosessuale, che negli ultimi anni ha accompagnato la primadonna nelle sue tournée europee, fra teatri, anonime stanze d’albergo, e luoghi d’infanzia. La vita di Lea – che si consuma in amori ambigui o volutamente ancillari e si accende nella sublime arte con cui la primadonna sa rappresentare, come nessun’altra, la morte sulla scena – sembra sempre sul punto di incrinarsi e ci viene restituita dal narratore-accompagnatore attraverso dettagli minimi, in un resoconto frantumato ed ellittico, quasi a scandire un’omelia impossibile. Quel che grava su Lea – via via mutilandola, nonostante il suo talento – è l’ombra della madre, la signora Ingrid, all’apparenza innocua, in realtà emanazione di un archetipo: la madre divoratrice. Madre e figlia celebrano insieme un vero e proprio rituale, le cui tappe iniziatiche sono la distanza, la privazione e il silenzio, nel quale una delle due è destinata a soccombere. La scrittura di Brina Svit, sobria e al tempo stesso avvolgente, tratteggia questo crudele esercizio di annientamento e regressione fin nelle sue più riposte pieghe: sembra nutrirsi di sguardi gettati da dietro le quinte che, in un istante, illuminano sparsi frammenti d’esistenza, prima che essi vengano inghiottiti dal buio. Brina Svit, nata in Slovenia negli anni cinquanta, da molto tempo vive e lavora a Parigi. Giornalista, critica letteraria, sceneggiatrice, autrice di cortometraggi, ha all’attivo cinque romanzi, alcuni dei quali tradotti in francese, tedesco e inglese.

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