Homo Consumans

Charles Champetier

Arianna Editrice

Nuovo

Prezzo: 4,90 €

Homo sapiens, homo faber, homo œconomicus, zoôn politikon… la classificazione del genere homo, che si compia sotto auspici scientifici o filosofici, empirici o ideali, è un dato costante della storia del pensiero. L’uomo vive prima di tutto nella concezione che si fa di se stesso e riflette nelle sue grandi narrazioni. Da questa si deducono i rapporti con i suoi simili e con il mondo che lo circonda. A quale potente definizione di uomo obbedisce la modernità? Quella dell’individuo come “essere di bisogno”, destinato incessantemente ad approntare i mezzi per soddisfare i propri fini, supponendo che questi ultimi siano illimitati. Si guardino, ad esempio, i grandi generi sotto cui è stata catalogata l’umanità dalla cultura moderna e affiorerà sempre questo nocciolo duro: l’uomo ricerca razionalmente il suo migliore interesse e non smette di lavorare, di accumulare, di scambiare o di conservare… I concetti di dono e di gratuità qui esposti non costituiscono tanto la negazione paradigmatica o la contraddizione dialettica del calcolo e dell’accumulazione, quanto la loro sfida simbolica, la loro “parte maledetta”, incessantemente soffocata, incessantemente rinascente. Richiamando l’antica presenza della generosità e della prodigalità, questa critica dei fondamenti dell’economia politica dimostra come la maggior parte delle società umane abbiano accordato un posto secondario all’utilitarismo suggerendoci il carattere “eccezionale” del mercato moderno. Ma al di là della critica - sempre limitata e condizionata dal suo oggetto - questo saggio propone un vero e proprio rivolgimento di quei valori e codici, che oggi sembrano dominanti.

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